Ai fiorentini del 300 piaceva il vino buono che consideravano un toccasana contro le malattie e quasi un vaccino contro la peste. Boccaccio racconta che nei periodi di epidemia si beveva vino giorno e notte senza misura.
Gregorio da Montecatini dice che il vino genera buon sangue per l'assomiglianza che ha con esso.
Durante i desinari e le cene si beveva parecchio adoperandosi più il vetro che 'l legname, cioè più il bicchiere del tagliere.
Nonostante qualche perdonabile sbornia i commensali cercavano di comportarsi a tavola con una certa educazione e, forse seguivano qualcuna delle cinquanta cortesie o norme di buona creanza nei conviti dettate dal milanese Bonvesin da Riva.
tra queste:
La cortesia cinquena: sta conzamente al desco
cortese adorno alegro e confortoso e fresco
no dì sta cuintoroso, no grano ni travacao
ni co le gambe incrosae, ni torto, ni apodiao
.........
La cortesia ogena si è ke Dio n'acresca
ni trop impir la boca, ni trop mangiar in pressa
lo gordo ke mangia in pressa, ke mangia a boca plena
quand el fiss appellao el have responde a pena
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mercoledì 1 ottobre 2008
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una foto che mi piace molto
penso sia di erwitt

