E' particolarmente suggestivo visitare, nelle prime ore del mattino, la Pieve di Corsignano, che sorge isolata in un angolo di verde campagna . La presenza di un luogo di culto in questa posizione è attestata già nel 714, da alcuni documenti riguardo a una contesa tra i vescovi di Siena e Arezzo. In questa Pieve sono stati battezzati due Papi: Enea Silvio Piccolomini, il Futuro papa Pio II e poi suo nipote che divenne Pio III.
Corsignano era l'antico nome di Pienza.
Secondo la leggenda, l'Abbazia di Sant Antimo, che sorge isolata tra gli olivi, è stata fondata da Carlo Magno nel 781. In seguito, nel 1118, i monaci Benedettini costruirono la Chiesa attuale, di stile romantico con influenze francesi e lombarde. La Chiesa è costruita in travertino ed onice ed ha una particolare lucentezza ed eleganza.
L'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore sorge invece su un altura, difesa su tre lati da i nvalicabili precipizi. Qui si raccolsero i primi monaci benedettini della Congragazione di Monte Oliveto. Giovanni Tolomei, dopo gli studi di giurisprudenza si unì ai Disciplinati di Santa Maria, sodalizio di laici dediti alla preghiera e alla carità.Nel 1313 decise di ritirarsi con tre amici in una sua proprietà nel Deserto di Accona per condurre una vita da eremita, vivendo in grotte naturali e costruendo una piccola chiesa. Giovanni decise di cambiare il suo nome in Bernardo, in onore del grande abate cistercense Bernardo di Chiaravalle.
Nel 1319 insieme ad altri seguaci, dette vita alla Congregazione Benedettina di Santa Maria di Monte Oliveto, indicando con la dedicazione alla Madonna la forte impronta mariana (ed è per questa ragione che vestono con sai bianchi) e con la specificazione "di Monte Oliveto" il richiamo al Monte degli Ulivi di Gerusalemme.
In questa Abbazia si possono acquistare preparati erboristici.
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mercoledì 18 aprile 2012
mercoledì 28 marzo 2012
Idee per un viaggio in Toscana - S. Quirico in Val d'Orcia, già S. Quirico in Osenna
La Via Francigena è stata la più battuta delle "Romee" strade medioevali di pellegrinaggio che conducevano a Roma. Fin dal VIII secolo è stata il collegamento tra l'Abbazia di Canterbury e Roma, attraverso la Francia (da cui prende il nome). Oltre che dai pellegrini, era percorsa da soldati, mercanti, viaggiatori.
Per ricostruire il tracciato italiano della via Francigena il riferimento è costituito dal diario tenuto da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, in occasione del suo viaggio a Roma avvenuto nell'anno 990. Un diario minuzioso che abbonda in descrizioni, dal quale però ci separano secoli e le trasformazioni avvenute nel corso del tempo.I resoconti dei viaggi successivi, le tracce ed i segni sopravvissuti al cambiamento consentono, tuttavia, di ripercorrere questo storico itinerario.
Anche il territorio della Val d'Orcia è attraversato dalla Via Francigena, il percorso è ben segnalato da cartelli indicatori.
Questa strada determinò il destino, la fama e la prosperità dei centri, maggiori o minori, che attraversava.
San Quirico d'Orcia è uno di questi . E' un antico borgo fortificato, con mure quattrocentesche ( 1472).
Sorge su una collina tufacea a 750 braccia sopra il livello del mare.
Nel sec. VIII era una delle pievi situate dentro i confini del contado senese, ma dipendeva, per l'ecclesiastico, dalla diocesi di Arezzo. Molte contese e fatti di sangue generò tra queste due città.
La più antica pieve è quella dei Santissimi Quirico e Giuditta; dopo di questa, in ordine di antichità, vi è la chiesa di S. Maria, presso la quale venne edificato nel XI secolo un ospizio di eremiti camaldolesi, da qui deriva il nome della vicina porta (Camaldoli).
Notevole è la Collegiata gotica-italiana con sculture raffiguranti leoni che sorreggono lunghe colonnine intorno alle quali figura attorcigliato un serpentone.
Accanto alla porta Nuova ci sono gli Horti Leonini, un giardino all'italiana progettato da Diomede Leoni nella prima metà del XVI secolo.
E' suggestivo percorrere, a piedi, le sue strade, passare in mezzo a queste testimonianze. La sera, fuori stagione, il borgo è quasi deserto, si sentono solo i rintocchi delle campane.
Un camino acceso, un atmosfera variegata, un servizio piacevole ed un ottima cucina (provare ossobuco alla senese) si possono trovare alla Trattoria al Vecchio Forno.
Per ricostruire il tracciato italiano della via Francigena il riferimento è costituito dal diario tenuto da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, in occasione del suo viaggio a Roma avvenuto nell'anno 990. Un diario minuzioso che abbonda in descrizioni, dal quale però ci separano secoli e le trasformazioni avvenute nel corso del tempo.I resoconti dei viaggi successivi, le tracce ed i segni sopravvissuti al cambiamento consentono, tuttavia, di ripercorrere questo storico itinerario.
Anche il territorio della Val d'Orcia è attraversato dalla Via Francigena, il percorso è ben segnalato da cartelli indicatori.
Questa strada determinò il destino, la fama e la prosperità dei centri, maggiori o minori, che attraversava.
San Quirico d'Orcia è uno di questi . E' un antico borgo fortificato, con mure quattrocentesche ( 1472).
Sorge su una collina tufacea a 750 braccia sopra il livello del mare.
Nel sec. VIII era una delle pievi situate dentro i confini del contado senese, ma dipendeva, per l'ecclesiastico, dalla diocesi di Arezzo. Molte contese e fatti di sangue generò tra queste due città.
La più antica pieve è quella dei Santissimi Quirico e Giuditta; dopo di questa, in ordine di antichità, vi è la chiesa di S. Maria, presso la quale venne edificato nel XI secolo un ospizio di eremiti camaldolesi, da qui deriva il nome della vicina porta (Camaldoli).
Notevole è la Collegiata gotica-italiana con sculture raffiguranti leoni che sorreggono lunghe colonnine intorno alle quali figura attorcigliato un serpentone.
Accanto alla porta Nuova ci sono gli Horti Leonini, un giardino all'italiana progettato da Diomede Leoni nella prima metà del XVI secolo.
E' suggestivo percorrere, a piedi, le sue strade, passare in mezzo a queste testimonianze. La sera, fuori stagione, il borgo è quasi deserto, si sentono solo i rintocchi delle campane.
Un camino acceso, un atmosfera variegata, un servizio piacevole ed un ottima cucina (provare ossobuco alla senese) si possono trovare alla Trattoria al Vecchio Forno.
giovedì 22 marzo 2012
Idee per un viaggio in Toscana - Val d'Orcia Bagno Vignoni
Bagni di Vignone o Bagno a Vignone in Val d'Orcia.
Le acque termali abbondantissime e cristalline gorgogliando emergono in mezzo alla piazza del villaggio di cui occupa il maggior posto la gran vasca, circondata da tre lati da abitazioni mentre, sul quarto lato è stata innalzata una cappella.
La cappella è dedicata a S. Caterina da Siena, che frequentò questi luoghi. Pare che di Monna Lapa, madre di Caterina, volesse distrarre la figlia dalle sue ambizioni di santità con le acque calde e sensuali del vulcano. Ma, invece di godere di tale piacere Caterina sfruttò le acque bollenti come strumento di penitenza.
In una solitaria notte di Marzo limpida, fredda con il cielo pieno di stelle è suggestivo restare ai bordi di questa grande vasca dalla quale si innalzano vapori.
C'è un atmosfera particolare; non stupisce che Andreij Tarkovskij
abbia girato qui le scene più suggestive del film Nostàlghia.
I bagni di Vignone non erano ignoti ai romani; nel portico della cappella c'è un antico marmo che contiene un iscrizione votiva alle ninfe.
Scriveva il Repetti, nel 1833: le acque termali di Vignone hanno una grande reputazione sostenuta da molti secoli di esperienza per la cura delle malattie di indebolimento di membra, di dolori artritici, reumatismi, mali cutanei etc
Fra i personaggi più famosi che frequentarono questa località merita di essere ricordato Lorenzo de Medici.
Le acque termali abbondantissime e cristalline gorgogliando emergono in mezzo alla piazza del villaggio di cui occupa il maggior posto la gran vasca, circondata da tre lati da abitazioni mentre, sul quarto lato è stata innalzata una cappella.
La cappella è dedicata a S. Caterina da Siena, che frequentò questi luoghi. Pare che di Monna Lapa, madre di Caterina, volesse distrarre la figlia dalle sue ambizioni di santità con le acque calde e sensuali del vulcano. Ma, invece di godere di tale piacere Caterina sfruttò le acque bollenti come strumento di penitenza.
In una solitaria notte di Marzo limpida, fredda con il cielo pieno di stelle è suggestivo restare ai bordi di questa grande vasca dalla quale si innalzano vapori.
C'è un atmosfera particolare; non stupisce che Andreij Tarkovskij
abbia girato qui le scene più suggestive del film Nostàlghia.
I bagni di Vignone non erano ignoti ai romani; nel portico della cappella c'è un antico marmo che contiene un iscrizione votiva alle ninfe.
Scriveva il Repetti, nel 1833: le acque termali di Vignone hanno una grande reputazione sostenuta da molti secoli di esperienza per la cura delle malattie di indebolimento di membra, di dolori artritici, reumatismi, mali cutanei etc
Fra i personaggi più famosi che frequentarono questa località merita di essere ricordato Lorenzo de Medici.
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venerdì 3 febbraio 2012
Piccolo viaggio in Francia 4 Saint Tropez
E' molto piacevole, in estate, raggiungere Saint Tropez via mare. La strada per arrivare, invece, è piena di turisti e si formano code interminabili.
Via mare si parte dal piccolo porto di Sainte Maxime, con i battelli verdi, e si arriva in 20 minuti circa. S'imbarca un anziana e chicchissima signora, ha gli occhi verdi e ridenti da gatta e una borsa meravigliosa. Poco dopo arriva suo figlio e cerca di convincerla a salire sulla sua imbarcazione. Lei rifiuta con garbo ed ironia perchè, a quanto pare, lui è un pò spericolato sul mare. Durante la navigazione si affiancano con la loro barca e partono saluti gioiosi.
Il nome desueto di Saint Tropez è Saint Torpè: Torpete era un ufficiale romano che si convertì al cristianesimo. Per questo Nerone ordinò di farlo decapitare. Ma non solo, infatti dispose che il suo corpo dovesse essere abbandonato alla deriva in compagnia di un cane e di un gallo in modo tale che ne divorassero i resti.
Il corpo approdò, invee, intatto presso Saint Tropez. Gli abitanti di questo piccolo villaggio fecero del martire decapitato il loro santo patrono. Dany Lartigue ha raccontato questa leggenda in una bella stampa dai caldi colori.
Arrivando è impossibile non restare stupefatti dalla profusione di yachts: hanno le dimensioni di navi e nomi strabilianti: "disco volante", "idol", "ghepard lion". Quest'ultimo è tutto una gheparderia anche i tender sono maculati. Il più bello di tutti è tutto nero con una linea filante e molto sobria. Si distingue.
E poi ancora Le Vieux Port, con le sue stradine e la statua del Bailli de Suffren, costruita con il metallo di un cannone ottocentesco.
Partendo dalla Ponche si sviluppa il fantastico sentier du littoral; ne ho percorso solo un piccolo tratto: quello che curva attorno al Port des Pecheurs e costeggia il Cimitiere Marin per arrivare alla Plage des Graniers. Dove mi sono fermata. E' un sentiero molto piacevole da percorrere e, se non fosse stato per il caldo, sarei arrivata volentieri più avanti. Ma la Plage des Graniers èdavvero molto bella: l'acqua è meravigliosamente pulita e fresca.
Le tentazioni per gli acquisti sono davvero tante e spaziano da oggetti veramente kitsch e costosissimi, a capi di una raffinatezza divina, come per esempio: meravigliosi cappelli fatti su misura, camice dal taglio stupendo, accostamenti di colori incredibili, magliette dalle tinte tenui scivolate su leggins bianchi.
Una scoperta piacevole è stata Le sporting, una brasserie, sul lato in ombra della Place des Lices, frequentatissima anche da gente del posto. Mangiato benissimo .
Nelle calde luci del tramonto, sul porto, un aperitivo sulla terrazza del caffè Senequier, aperto nel 1887 e dove Sartre scrisse alcuni capitoli di un suo libro Les Chemins de la Libertè . E' pieno di tavolini rossi e rosse sedie da registr, dove si accalca una folla estiva e armoniosa. Immediatamente davanti : lo spettacolo degli yachts e della loro incredibile fauna che si prepara per le feste della serata, quando ad un tratto....... arriva un personaggio vestito da flic e comincia a fermare quelli che passano: in auto, a piedi, in bicicletta non importa, li ferma come fosse un flic e contesta le infrazioni più improbabili. E' difficile da descrivere, ma è fantastico: un comico di strada bravissimo, brillante, pieno di savoir fair: ha improvvisato uno spettacolo con nulla, forse sarà la magia del luogo e della sera.
Via mare si parte dal piccolo porto di Sainte Maxime, con i battelli verdi, e si arriva in 20 minuti circa. S'imbarca un anziana e chicchissima signora, ha gli occhi verdi e ridenti da gatta e una borsa meravigliosa. Poco dopo arriva suo figlio e cerca di convincerla a salire sulla sua imbarcazione. Lei rifiuta con garbo ed ironia perchè, a quanto pare, lui è un pò spericolato sul mare. Durante la navigazione si affiancano con la loro barca e partono saluti gioiosi.
Il nome desueto di Saint Tropez è Saint Torpè: Torpete era un ufficiale romano che si convertì al cristianesimo. Per questo Nerone ordinò di farlo decapitare. Ma non solo, infatti dispose che il suo corpo dovesse essere abbandonato alla deriva in compagnia di un cane e di un gallo in modo tale che ne divorassero i resti.
Il corpo approdò, invee, intatto presso Saint Tropez. Gli abitanti di questo piccolo villaggio fecero del martire decapitato il loro santo patrono. Dany Lartigue ha raccontato questa leggenda in una bella stampa dai caldi colori.
Arrivando è impossibile non restare stupefatti dalla profusione di yachts: hanno le dimensioni di navi e nomi strabilianti: "disco volante", "idol", "ghepard lion". Quest'ultimo è tutto una gheparderia anche i tender sono maculati. Il più bello di tutti è tutto nero con una linea filante e molto sobria. Si distingue.
E poi ancora Le Vieux Port, con le sue stradine e la statua del Bailli de Suffren, costruita con il metallo di un cannone ottocentesco.
Partendo dalla Ponche si sviluppa il fantastico sentier du littoral; ne ho percorso solo un piccolo tratto: quello che curva attorno al Port des Pecheurs e costeggia il Cimitiere Marin per arrivare alla Plage des Graniers. Dove mi sono fermata. E' un sentiero molto piacevole da percorrere e, se non fosse stato per il caldo, sarei arrivata volentieri più avanti. Ma la Plage des Graniers èdavvero molto bella: l'acqua è meravigliosamente pulita e fresca.
Le tentazioni per gli acquisti sono davvero tante e spaziano da oggetti veramente kitsch e costosissimi, a capi di una raffinatezza divina, come per esempio: meravigliosi cappelli fatti su misura, camice dal taglio stupendo, accostamenti di colori incredibili, magliette dalle tinte tenui scivolate su leggins bianchi.
Una scoperta piacevole è stata Le sporting, una brasserie, sul lato in ombra della Place des Lices, frequentatissima anche da gente del posto. Mangiato benissimo .
Nelle calde luci del tramonto, sul porto, un aperitivo sulla terrazza del caffè Senequier, aperto nel 1887 e dove Sartre scrisse alcuni capitoli di un suo libro Les Chemins de la Libertè . E' pieno di tavolini rossi e rosse sedie da registr, dove si accalca una folla estiva e armoniosa. Immediatamente davanti : lo spettacolo degli yachts e della loro incredibile fauna che si prepara per le feste della serata, quando ad un tratto....... arriva un personaggio vestito da flic e comincia a fermare quelli che passano: in auto, a piedi, in bicicletta non importa, li ferma come fosse un flic e contesta le infrazioni più improbabili. E' difficile da descrivere, ma è fantastico: un comico di strada bravissimo, brillante, pieno di savoir fair: ha improvvisato uno spettacolo con nulla, forse sarà la magia del luogo e della sera.
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giovedì 2 febbraio 2012
Piccolo viaggio in Francia 3 - Plan de la Tour
Come ho già scritto, l'arrivo a Plan de la Tour, è stato determinato dal caso: una prenotazione all'ultimo momento.
E' un piccolo paese delizioso, situata nella regione Provenza Alpi Costa Azzurra. Quando si arriva la sera si viene accolti dalla luce variopinta di tante lampadine multicolori che illuminano, all'ingresso del paese, la piazza dove si radunano accaniti giocatori di pétanque. E' una versione provenzale delle bocce, inventata da Jules Le Noir, un campione locale di bocce di La Ciotat, che a causa dell'artrite non riusciva più a prendere la rincorsa prevista in questo gioco prima del lancio. Inventò così questa variante nella quale si lancia la boccia da fermi "pieds tanques" che in lingua provenzale significa piedi legati.
Come sono armoniose ed arcaiche le parole provenzali! In questa zona è una lingua ancora parlata ed usata.
Un altro aspetto positivo di Plan de la Tour è la sua posizione tranquillla, la sua vicinanza al Massif des Maures. Anche questo nome deriva dal provenzale "maouro" che significa bosco scuro. E' percorso da strade incantevoli che attraversano un paesaggio splendido, la folla di turisti che imperversa sulla costa sembra lontana anni luce.
Un aspetto che invece non ho apprezzato di Plan de la Tour sono stati i suoi ristoranti, anche se quasi tutti hanno un aspetto molto pittoresco. Forse non ho avuto fortuna ma la qualità del cibo lasciava un pò a desiderare e ho trovato proposte più interessanti ed anche più economiche a Saint-Tropez.
Sembra incredibile, vero?
E' un piccolo paese delizioso, situata nella regione Provenza Alpi Costa Azzurra. Quando si arriva la sera si viene accolti dalla luce variopinta di tante lampadine multicolori che illuminano, all'ingresso del paese, la piazza dove si radunano accaniti giocatori di pétanque. E' una versione provenzale delle bocce, inventata da Jules Le Noir, un campione locale di bocce di La Ciotat, che a causa dell'artrite non riusciva più a prendere la rincorsa prevista in questo gioco prima del lancio. Inventò così questa variante nella quale si lancia la boccia da fermi "pieds tanques" che in lingua provenzale significa piedi legati.
Come sono armoniose ed arcaiche le parole provenzali! In questa zona è una lingua ancora parlata ed usata.
Un altro aspetto positivo di Plan de la Tour è la sua posizione tranquillla, la sua vicinanza al Massif des Maures. Anche questo nome deriva dal provenzale "maouro" che significa bosco scuro. E' percorso da strade incantevoli che attraversano un paesaggio splendido, la folla di turisti che imperversa sulla costa sembra lontana anni luce.
Un aspetto che invece non ho apprezzato di Plan de la Tour sono stati i suoi ristoranti, anche se quasi tutti hanno un aspetto molto pittoresco. Forse non ho avuto fortuna ma la qualità del cibo lasciava un pò a desiderare e ho trovato proposte più interessanti ed anche più economiche a Saint-Tropez.
Sembra incredibile, vero?
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mercoledì 1 febbraio 2012
Piccolo viaggio in Francia 2 - Gites de France
La sistemazione prenotata il giorno stesso della partenza, l'ho trovata scorrendo gli indirizzi del sito gites de France. Sono tante le soluzioni offerte da questo sito e molto affascinanti, al di fuori dei soliti hotel.
Nel nostro caso: piccole casette immerse in tanto tantissimo verde, un bel prato a poggi, lavanda, palme, olivi,cipressi, oleandri e fichi, tamerici, limoni. Sdraie a profusione, piscina, jacuzzi all'aperto. La mattina viene servito un petit dejeuner sotto un pergolato. l'ambiente è cosmopolita ed informale, le marmellate sono fatte in casa e sono buonissime. Ottimo anche il latte intero alla vaniglia.
Andiamo alla Plage de Gigarò: acqua cristallina e limpida. C'è un bel servizio navetta che dalla spiaggia porta a La Croix Valmer: una cittadina moderna, a mio avviso, priva di fascino. L'unica cosa che ho apprezzato tantissimo è la Brasserie Cafè Valmer specialiste du Coquillage, dove si possono degustare dei frutti di mare meravigliosamente freschi e ben serviti. All'interno l'ambiente è very cool! Ma soprattutto che delizia le ostriche.
Nel nostro caso: piccole casette immerse in tanto tantissimo verde, un bel prato a poggi, lavanda, palme, olivi,cipressi, oleandri e fichi, tamerici, limoni. Sdraie a profusione, piscina, jacuzzi all'aperto. La mattina viene servito un petit dejeuner sotto un pergolato. l'ambiente è cosmopolita ed informale, le marmellate sono fatte in casa e sono buonissime. Ottimo anche il latte intero alla vaniglia.
Andiamo alla Plage de Gigarò: acqua cristallina e limpida. C'è un bel servizio navetta che dalla spiaggia porta a La Croix Valmer: una cittadina moderna, a mio avviso, priva di fascino. L'unica cosa che ho apprezzato tantissimo è la Brasserie Cafè Valmer specialiste du Coquillage, dove si possono degustare dei frutti di mare meravigliosamente freschi e ben serviti. All'interno l'ambiente è very cool! Ma soprattutto che delizia le ostriche.
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venerdì 28 ottobre 2011
piccolo viaggio in Francia 1
il giorno della partenza non mi sembra vero..... finalmente torno in Francia, anche se per pochi giorni. E' un viaggio che ho programmato nel corso di un estate frenetica: quando potevo rilassarmi un pò leggevo la guida Lonely planet sulla Provenza. L'ho trovata utile come sempre, però parecchio dispersiva rispetto alle altre.
Prima tappa del viaggio è Menton per i suoi giardini, abbiamo visitato le JARDIN BOTANIQUE DU VAL RAHMEH, non è tenuto molto bene ma ha degli scorci e una vista incantevole. Ci sono piante pregiate e rare, sono rimasta molto colpita da una pianta di limone che si chiama citrus la main de Buddha: sembra davvero una piccola mano!
La nostra meta era Saint Tropez, ma volevamo visitare e conoscere anche il suo entroterra, così abbiamo trovato una splendida sistemazione a Plan de la Tour, in uno dei tanti ed accoglienti Gite de France.
La sera del nostro arrivo il paese è in festa: luci colorate appese con armonia dappertutto e poi musica, fiori, tavole apparecchiate, balli e danze. Tra tutti mi ha colpito un ballerino: è vestito con maglia a grandi righe bianche e blu, pantaloni al ginocchio blu, calzettini a vista e scarpe da tennis. Ma com'è elegante e come è bravo a ballare una strana danza con anche dei saltelli finali: starei delle ore a guardarlo!!!!!
Sembra la scena di un film: altre coppie ballano tra le luci colorate, un dembulatore aspetta,abbandonato sotto un ombrellone giallo antico con delle nappe.
E' tutto perfetto non mancano neppure le stelle cadenti.
Prima tappa del viaggio è Menton per i suoi giardini, abbiamo visitato le JARDIN BOTANIQUE DU VAL RAHMEH, non è tenuto molto bene ma ha degli scorci e una vista incantevole. Ci sono piante pregiate e rare, sono rimasta molto colpita da una pianta di limone che si chiama citrus la main de Buddha: sembra davvero una piccola mano!
La nostra meta era Saint Tropez, ma volevamo visitare e conoscere anche il suo entroterra, così abbiamo trovato una splendida sistemazione a Plan de la Tour, in uno dei tanti ed accoglienti Gite de France.
La sera del nostro arrivo il paese è in festa: luci colorate appese con armonia dappertutto e poi musica, fiori, tavole apparecchiate, balli e danze. Tra tutti mi ha colpito un ballerino: è vestito con maglia a grandi righe bianche e blu, pantaloni al ginocchio blu, calzettini a vista e scarpe da tennis. Ma com'è elegante e come è bravo a ballare una strana danza con anche dei saltelli finali: starei delle ore a guardarlo!!!!!
Sembra la scena di un film: altre coppie ballano tra le luci colorate, un dembulatore aspetta,abbandonato sotto un ombrellone giallo antico con delle nappe.
E' tutto perfetto non mancano neppure le stelle cadenti.
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domenica 9 agosto 2009
Una Domenica a Parigi (3)
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mercoledì 5 agosto 2009
Elogio dell'incompiuto
Arc de Triomphe, Napoleone aveva deciso di edificarlo dopo la vittoria di Austerlitz, inizialmente doveva chiamarsi Arco di Austerlitz. Venne iniziato nel 1806 con le parole di Napoleone "Vous ne rentrerez pas dans vos foyers que sous des arc de triomphe". L'arco era ispirato all'architettura romana con delle dimensioni impressionanti . Per la sua realizzazione servirono molti anni, e così arrivo la sconfitta di Waterloo, il congresso di Vienna, l'esilio a Sant Elena e la morte di Napoleone.
I disegni , i progetti potevano ancora essere rispettati però cambiava lo spirito del monumento. L'arc venne inaugurato nel 1936 anche se era incompleto, mancava il coronamento, anche se c'erano diversi progetti ( un carro trionfale trainato da sei cavalli , oppure l'elefante della Bastiglia, oppure ancora Napoleone ritto sul globo terrestre). I vari progetti vennero scartati perchè superati dal fluire degli eventi e così l'arc restò incompleto del suo coronamento.
Il tempio di Segesta è meraviglioso al tramonto, quando le schiere di turisti se ne vanno e si può ammirare il senso estetico di un popolo antico che costruì un monumento collocato in un luogo straordinario. Alcuni sostengono che le sue colonne siano state disposte in modo da produrre un suono armonioso quando soffia il vento. E un tempio incompiuto, a quanto si dice. La sua incompiutezza sarebbe dovuta alle guerre nelle quali erano coinvolti gli elimi.
Se un visitatore attento guarda in alto la facciata di Palazzo Strozzi, nella parte verso Piazza Strozzi si accorge di un altra incompiutezza, dovuta a ragioni economiche questa volta, ma che però i successivi interventi hanno rispettato.
Il filo conduttore? anche dietro qualcosa di incompiuto c'è una storia e merita di essere raccontata.
I disegni , i progetti potevano ancora essere rispettati però cambiava lo spirito del monumento. L'arc venne inaugurato nel 1936 anche se era incompleto, mancava il coronamento, anche se c'erano diversi progetti ( un carro trionfale trainato da sei cavalli , oppure l'elefante della Bastiglia, oppure ancora Napoleone ritto sul globo terrestre). I vari progetti vennero scartati perchè superati dal fluire degli eventi e così l'arc restò incompleto del suo coronamento.
Il tempio di Segesta è meraviglioso al tramonto, quando le schiere di turisti se ne vanno e si può ammirare il senso estetico di un popolo antico che costruì un monumento collocato in un luogo straordinario. Alcuni sostengono che le sue colonne siano state disposte in modo da produrre un suono armonioso quando soffia il vento. E un tempio incompiuto, a quanto si dice. La sua incompiutezza sarebbe dovuta alle guerre nelle quali erano coinvolti gli elimi.
Se un visitatore attento guarda in alto la facciata di Palazzo Strozzi, nella parte verso Piazza Strozzi si accorge di un altra incompiutezza, dovuta a ragioni economiche questa volta, ma che però i successivi interventi hanno rispettato.
Il filo conduttore? anche dietro qualcosa di incompiuto c'è una storia e merita di essere raccontata.
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domenica 2 agosto 2009
Le Parc de Caradeuc

Questo post è dedicato ad Enrico che, con la sua domanda mi ha dato l'occasione di ricordare e mettere insieme gli appunti di viaggio.....
Le château de Caradeuc si trova in Bretagna (Côtes d'Armor) . Il suo parco, situato all’estremità ovest della collina di Bécherel, è di 37 ettari e si estende in tre comuni e due dipartimenti.
Anne-Nicolas de Caradeuc (1667-1752) iniziò la costruzione del castello nell’anno 1722; dopo la sua morte, suo figlio Louis-René ne divenne proprietario e li si dedicò ad esperimenti di agronomia.
Durante la Rivoluzione un fabbricante di zoccoli acquistò la proprietà, che venne venduta come bene nazionale, e fece abbattere tutti i faggi per farne zoccoli.
Raoul, nipote di Louis Renè, ritronò dall’esilio, ed iniziò grandi lavori per restaurare la proprietà: sia a livello di architettura del castello, sia rinnovando il paesaggio del parco. Influenzato da quello che aveva visto in Inghilterra, nel 1847 affidò al paesaggista Lherault la creazione di un parco all’inglese.
Nel 1881 l’uomo politico Alfred de Falloux ereditò il castello e, dopo la morte di sua moglie Marie de Caradeuc e di sua figlia, donò il castello à Paul de Kernier. Il figlio di Paul, René de Kernier (1866-1945) rimaneggiò il castello ed adottò il giardino alla nuova architettura della costruzione. Affidò la ristrutturazione del parco all’architetto paesaggista Edouard Andrè, nel 1898 per realizzare un nuovo parco, un parco alla francese. Nel corso della sua vita René de Kernier acquistò incessantemente vari monumenti che aggiunse al parco.
Questo parco è ricco di citazioni, di rimandi storico-mitologici . All’ingresso si legge “Amici Pateant fores”, “agli amici le porte siano aperte”. Più avanti: “Si Argus adi” se sapete ammirare, entrate. Secondo la leggenda Argo, principe greco, aveva cento occhi: cinquanta restavano aperti durante il riposo degli altri cinquanta, per questo Argo è il simbolo della vigilanza.
E poi ancora la statua di Filemone. Nell’ottavo libro delle Metamorfosi, Ovidio narra la leggenda di Filemone e di Bauci che invitarono nella loro modesta dimora Giove e Mercurio, che avevano assunto sembianze umane. La calorosa ospitalità offerta dai due modesti sposi ai due viaggiatori anonimi fu ricompensata, gli dei esaudirono il loro desiderio di non essere separati dopo la morte e Filemone venne trasformato in quercia e Bauci in un tiglio, uniti per il tronco.
E poi la statua di Pan, la foto è nel precedente post. Oggi ho scoperto per caso che il terror panico nasce da una leggenda collegata a questa divinità: secondo Pausania sembra che i Galli saccheggiando la Grecia videro la statua del dio Pan e ne furono così spaventati da fuggire e non tornare mai più per paura di quel terribile mostro.Ho letto anche però che il terror panico potrebbe derivare dall’urlo terribile che Pan lanciava quando veniva disturbato mentre dormiva.
Le château de Caradeuc si trova in Bretagna (Côtes d'Armor) . Il suo parco, situato all’estremità ovest della collina di Bécherel, è di 37 ettari e si estende in tre comuni e due dipartimenti.
Anne-Nicolas de Caradeuc (1667-1752) iniziò la costruzione del castello nell’anno 1722; dopo la sua morte, suo figlio Louis-René ne divenne proprietario e li si dedicò ad esperimenti di agronomia.
Durante la Rivoluzione un fabbricante di zoccoli acquistò la proprietà, che venne venduta come bene nazionale, e fece abbattere tutti i faggi per farne zoccoli.
Raoul, nipote di Louis Renè, ritronò dall’esilio, ed iniziò grandi lavori per restaurare la proprietà: sia a livello di architettura del castello, sia rinnovando il paesaggio del parco. Influenzato da quello che aveva visto in Inghilterra, nel 1847 affidò al paesaggista Lherault la creazione di un parco all’inglese.
Nel 1881 l’uomo politico Alfred de Falloux ereditò il castello e, dopo la morte di sua moglie Marie de Caradeuc e di sua figlia, donò il castello à Paul de Kernier. Il figlio di Paul, René de Kernier (1866-1945) rimaneggiò il castello ed adottò il giardino alla nuova architettura della costruzione. Affidò la ristrutturazione del parco all’architetto paesaggista Edouard Andrè, nel 1898 per realizzare un nuovo parco, un parco alla francese. Nel corso della sua vita René de Kernier acquistò incessantemente vari monumenti che aggiunse al parco.
Questo parco è ricco di citazioni, di rimandi storico-mitologici . All’ingresso si legge “Amici Pateant fores”, “agli amici le porte siano aperte”. Più avanti: “Si Argus adi” se sapete ammirare, entrate. Secondo la leggenda Argo, principe greco, aveva cento occhi: cinquanta restavano aperti durante il riposo degli altri cinquanta, per questo Argo è il simbolo della vigilanza.
E poi ancora la statua di Filemone. Nell’ottavo libro delle Metamorfosi, Ovidio narra la leggenda di Filemone e di Bauci che invitarono nella loro modesta dimora Giove e Mercurio, che avevano assunto sembianze umane. La calorosa ospitalità offerta dai due modesti sposi ai due viaggiatori anonimi fu ricompensata, gli dei esaudirono il loro desiderio di non essere separati dopo la morte e Filemone venne trasformato in quercia e Bauci in un tiglio, uniti per il tronco.
E poi la statua di Pan, la foto è nel precedente post. Oggi ho scoperto per caso che il terror panico nasce da una leggenda collegata a questa divinità: secondo Pausania sembra che i Galli saccheggiando la Grecia videro la statua del dio Pan e ne furono così spaventati da fuggire e non tornare mai più per paura di quel terribile mostro.Ho letto anche però che il terror panico potrebbe derivare dall’urlo terribile che Pan lanciava quando veniva disturbato mentre dormiva.
giovedì 30 luglio 2009
lunedì 20 luglio 2009
una Domenica a Parigi


Camminare senza meta, farsi catturare dai dettagli, mangiare quando capita cosa c'è di più bello?
al secondo piano c'era una pianta di fiori bianchi, purtroppo nella foto si vede poco.
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mercoledì 1 luglio 2009
un viaggio
sono partita e sono partita da sola, per tutta una serie di circostanze.
Dopo venti anni un viaggio da sola; all'inizio panico, poi ho capito che ne avevo bisogno, no non del panico, ma di distaccarmi, di andare via, di non essere più asseragliata da quest'ansia che mi spinge a lavorare con orari impossibili.
Che mi esaspera e mi rende insopportabile e mi fa sentire insopportabili anche quelli che mi sono cari. E che mi mancano già, prima ancora di partire.
Poi finalmente essere altrove, osservare guardare fuori e non più solo ed esclusivamente dentro una stanza, vita vissuta indirettamente tramite fascicoli, carte, documenti.
Curiosità e finalmente il distacco, le cose scivolano via, restano indietro, come il paesaggio di questo treno. Guardo i colori del sari della donna seduta qualche fila più avanti, le montagne con la neve, e poi la piatta pianura con il grano maturo.
Arrivo alla gare de Lyon intorno a mezzanotte, non so da che parte uscire e naturalmente mi trovo su una strada semideserta alla ricerca di un taxi.Mi porto dietro una valigia che pesa un quintale.
Finalmente un taxi e quando uscendo da una strada vedo la tour Eiffel, non mi sembra vero, non mi sembra possibile.Che sensazione di irrealtà e che meraviglia di luci nella notte!
Dopo venti anni un viaggio da sola; all'inizio panico, poi ho capito che ne avevo bisogno, no non del panico, ma di distaccarmi, di andare via, di non essere più asseragliata da quest'ansia che mi spinge a lavorare con orari impossibili.
Che mi esaspera e mi rende insopportabile e mi fa sentire insopportabili anche quelli che mi sono cari. E che mi mancano già, prima ancora di partire.
Poi finalmente essere altrove, osservare guardare fuori e non più solo ed esclusivamente dentro una stanza, vita vissuta indirettamente tramite fascicoli, carte, documenti.
Curiosità e finalmente il distacco, le cose scivolano via, restano indietro, come il paesaggio di questo treno. Guardo i colori del sari della donna seduta qualche fila più avanti, le montagne con la neve, e poi la piatta pianura con il grano maturo.
Arrivo alla gare de Lyon intorno a mezzanotte, non so da che parte uscire e naturalmente mi trovo su una strada semideserta alla ricerca di un taxi.Mi porto dietro una valigia che pesa un quintale.
Finalmente un taxi e quando uscendo da una strada vedo la tour Eiffel, non mi sembra vero, non mi sembra possibile.Che sensazione di irrealtà e che meraviglia di luci nella notte!
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martedì 20 gennaio 2009
Viaggio, freddo e musica
Il viaggio
Da Milano , passando da Pavia, la campagna è coperta da un spesso strato di neve. Bianca, sembra interminabile, gli alberi sono spogli. I rami si protendono verso il cielo, la luce è rosata, in cielo nuvole azzurrine, i capannoni.
Fari gialli nell’autostrada, arbusti che fuggono lasciati indietro da questo treno che corre, quasi deserto e anche molto freddo e non è solo suggestione del paesaggio che si vede fuori. Il riscaldamento sembra rotto. Che novità!!!!
Un abete ha ancora neve nei suoi rami, poi la statale corre al nostro fianco.
Macchinine tutte in fila, fumo che esce dai comignoli, luci accese dietro le finestre. Il colore è diventato quello più cupo della notte e si riflette nella campagna, sempre bianca e silenziosa.
Strati di neve sopra i tetti. Tra poco siamo a Voghera, anzi no l’abbiamo già superata.
Bello per contrasto ascoltare Maracaibo, “si ma le machines pistoles, era una copertura faceva traffico d’armi con Cuba”. Morde il pesce cane nella pelle bruna....., centotrentachili splendida regina........
Che freddo belino non serve a nulla! Non avessimo tutti questi bagagli da esodo cercherei delle altre carrozze più calde, il controllore ha detto che il treno è quasi deserto. Anche gli altri pochi viaggiatori di questa carrozza nei toni del blu e dell’azzurro sono tutti coperti con i loro piumini, uno ha anche tirato su il cappuccio con pelliccia. Meno male non sono l’unica pigrona. Invece del venditore di bibite, arriva un pinguino che spinge il carrello. Ho il naso gelato.
Proviamo con il Walzer di Gounod
E’ passata Arquata ecco davanti a noi queste meravigliose montagne innevate.
Adesso siamo entrati in galleria, ne usciamo e fuori è buio.
Comincia la sequenza delle gallerie e dell’oscuro.
Splendido vedere tutte le lucine delle case nella vallata. Le luci si intensificano.
Giorgio Laneve, mi sembra intonarsi a questa fredda atmosfera solo per il nome però, la sua voce e le parole di “amore dove sei”, sono intense.
Poco prima di Genova un verde controllore impietosito dalla vista degli utenti intabbarrati riaccende il riscaldamento. Adesso il clima si è fatto umano, ci togliamo sciarpe e cappelli, increduli di fronte a tanta bontade, il naso inizia a scongelarsi. Però ci siamo fermati, non riesco a capire perchè, nè dove siamo.
Ripartiti, stiamo per arrivare a Rapallo.
Robbie Williams con Advertising space nel buio che arriva dall’esterno, mi sembra favoloso.
Da Milano , passando da Pavia, la campagna è coperta da un spesso strato di neve. Bianca, sembra interminabile, gli alberi sono spogli. I rami si protendono verso il cielo, la luce è rosata, in cielo nuvole azzurrine, i capannoni.
Fari gialli nell’autostrada, arbusti che fuggono lasciati indietro da questo treno che corre, quasi deserto e anche molto freddo e non è solo suggestione del paesaggio che si vede fuori. Il riscaldamento sembra rotto. Che novità!!!!
Un abete ha ancora neve nei suoi rami, poi la statale corre al nostro fianco.
Macchinine tutte in fila, fumo che esce dai comignoli, luci accese dietro le finestre. Il colore è diventato quello più cupo della notte e si riflette nella campagna, sempre bianca e silenziosa.
Strati di neve sopra i tetti. Tra poco siamo a Voghera, anzi no l’abbiamo già superata.
Bello per contrasto ascoltare Maracaibo, “si ma le machines pistoles, era una copertura faceva traffico d’armi con Cuba”. Morde il pesce cane nella pelle bruna....., centotrentachili splendida regina........
Che freddo belino non serve a nulla! Non avessimo tutti questi bagagli da esodo cercherei delle altre carrozze più calde, il controllore ha detto che il treno è quasi deserto. Anche gli altri pochi viaggiatori di questa carrozza nei toni del blu e dell’azzurro sono tutti coperti con i loro piumini, uno ha anche tirato su il cappuccio con pelliccia. Meno male non sono l’unica pigrona. Invece del venditore di bibite, arriva un pinguino che spinge il carrello. Ho il naso gelato.
Proviamo con il Walzer di Gounod
E’ passata Arquata ecco davanti a noi queste meravigliose montagne innevate.
Adesso siamo entrati in galleria, ne usciamo e fuori è buio.
Comincia la sequenza delle gallerie e dell’oscuro.
Splendido vedere tutte le lucine delle case nella vallata. Le luci si intensificano.
Giorgio Laneve, mi sembra intonarsi a questa fredda atmosfera solo per il nome però, la sua voce e le parole di “amore dove sei”, sono intense.
Poco prima di Genova un verde controllore impietosito dalla vista degli utenti intabbarrati riaccende il riscaldamento. Adesso il clima si è fatto umano, ci togliamo sciarpe e cappelli, increduli di fronte a tanta bontade, il naso inizia a scongelarsi. Però ci siamo fermati, non riesco a capire perchè, nè dove siamo.
Ripartiti, stiamo per arrivare a Rapallo.
Robbie Williams con Advertising space nel buio che arriva dall’esterno, mi sembra favoloso.
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giovedì 3 luglio 2008
viaggiando per lavoro
In treno, da una conversazione con il solito telefonico, vengo a sapere che la mia compagna di viaggio si chiama press'a poco così "Flutiurime", che significa la mia farfalla, non so in quale lingua. Però mi piace pensare che anni fa qualcunol'abbia chiamata con un nome così dolce e poetico.
Arrivo e mi sembra impossibile che la stazione sia la stessa che mesi fa mi ha vista febbricitante, tossente e infreddolita. oggi è torrido e non si respira.
secchi d'acqua al fresco per i cavalli.
turisti, turisti dappertutto.
foto, foto, foto. Chissà se nella moltitudine qualcuno si ferma e fa anche solo una piccola riglessione su questi monumenti, su coe il tempo ce li ha portati nei secoli, sulle idee, le ragioni, gli ideali da cui sono sgorgati.
Le problematice dei trafori, di questa architettura che è in bilico sospesa tra terra e cielo. Scatti, scatti, scatti..........
Ringrazio il luogo sconosciuto che mi ha dato ospitalità e freschezza per qualche istante.
Arrivo e mi sembra impossibile che la stazione sia la stessa che mesi fa mi ha vista febbricitante, tossente e infreddolita. oggi è torrido e non si respira.
secchi d'acqua al fresco per i cavalli.
turisti, turisti dappertutto.
foto, foto, foto. Chissà se nella moltitudine qualcuno si ferma e fa anche solo una piccola riglessione su questi monumenti, su coe il tempo ce li ha portati nei secoli, sulle idee, le ragioni, gli ideali da cui sono sgorgati.
Le problematice dei trafori, di questa architettura che è in bilico sospesa tra terra e cielo. Scatti, scatti, scatti..........
Ringrazio il luogo sconosciuto che mi ha dato ospitalità e freschezza per qualche istante.
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una foto che mi piace molto
penso sia di erwitt







